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IL SEGRETO della LONGEVITA'-viversani e belli aprile 2011-

03/06/2011

 Il segreto della longevità
 
Servizio di Silvia Doria
 
Qual è il segreto dei centenari?

L'argomento tocca da vicino gli italiani, che sono il terzo popolo più longevo al mondo e da tempo ci si interroga su quale sia la giusta “ricetta” per vivere più a lungo e bene. 
E' noto che uno stile di vita sano incide sulla durata e soprattutto sulla qualità dell'esistenza. 
Eppure, a volte, le persone che vivono più a lungo sono anche quelle che non rinunciano mai a nulla... E' il caso degli anziani di Vilcabamba, un piccolo villaggio in Ecuador, studiato e rinomato fin dagli '70 per la longevità della popolazione: il numero di ultra centenari di questo paesino è di molto superiore alla media mondiale. Ma non si può dire che vivano a lungo grazie alle abitudini morigerate: tutti hanno sempre bevuto e fumato senza tante preoccupazioni. 
Significa allora che certe regole di vita non contano? O questi casi sono invece un'eccezione che conferma la regola? Cosa conta davvero per invecchiare con successo? Vediamo.
 

Invecchiare bene: questione di “mix”
Geni, stile di vita e ambiente: questi sono i tre fattori che influenzano l'invecchiamento. E' come se fosse un “cocktail” in continuo movimento, in cui i singoli componenti si influenzano a vicenda.
Non esiste dunque un'unica regola, né una “ricetta”, del vivere a lungo che possa valere per tutti indistintamente. Esistono invece dei piccoli segreti, degli elementi su cui tutti gli specialisti sono d'accordo. Il processo d’invecchiamento dipende da più cose: su alcune non possiamo avere influenza, ma su altre sì. 
Certe regole sullo stile di vita per contrastare l'invecchiamento dell'organismo, dunque, rimangono valide anche di fronte a storie singolari come quella dei centenari dell'Ecuador: gli arzilli anziani di Vilcabamba (ci sono in realtà polemiche tra i ricercatori sul vero numero degli ultracentenari del villaggio) invecchiano così bene perché hanno probabilmente un patrimonio di geni che li protegge dagli effetti negativi di certe abitudini di vita, come il fumo e il consumo eccessivo di alcol. 
In certe popolazioni può accadere che la genetica protegga da altri fattori legati all'ambiente. E ai geni magari si aggiungono altri elementi favorevoli: una società molto unita che garantisce agli anziani grande protezione, rispetto e affetto; oppure il cibo tradizionale e non industrializzato, la mancanza di inquinamento...
Questo conferma che l'allungamento della vita è frutto di un'interazione tra geni, ambiente e stile di vita che non si può mai prevedere. 
In tutto il mondo sono in corso ricerche scientifiche su gruppi particolari di popolazione che presentano un alto numero di centenari, per cercare di scoprire i fattori chiave del loro “successo”. 
 
 
Mantenere l'armonia ormonale
Molti studi scientifici negli ultimi anni sono stati concentrati sul ruolo degli ormoni. 
In particolare, hanno osservato l'equilibrio tra i diversi assi ormonali – e non dei singoli livelli degli ormoni – nelle popolazioni più longeve. E si è scoperto che uno dei “segreti” del vivere a lungo e in buona salute è:
- il mantenimento dell'armonia tra gli ormoni anabolici (per esempio Igf, testosterone e insulina) e ormoni catabolici (come cortisolo ed Ft3). 
- Gli ormoni anabolici sono quelli che regolano la crescita nei giovani e la rigenerazione dei tessuti negli adulti; regolano la sintesi delle proteine e dunque il tono muscolare: di fatto, negli adulti, ostacolano l'invecchiamento dei tessuti. 
- Gli ormoni catabolici invece intervengono nei processi dell'organismo tipici degli anziani. 
Un ottimo equilibrio dei tre ormoni anabolici, per esempio, è stato riscontrato nella popolazione della zona del Chianti, in Toscana, una delle aree italiane dove si svolgono gli studi sulla longevità.
Un'altra ricerca condotta in Giappone ha scoperto che i centenari dell'isola di Okinawa hanno un livello di ormoni sessuali (come il testosterone) superiore alla media, pari a quello di persone 70enni residenti negli Stati Uniti. 
Questi studi indicano insomma che preservare l'armonia ormonale aiuta l'organismo a mantenersi giovane più a lungo.
 
Come preservarla
L'armonia ormonale si protegge osservando certe regole nel proprio stile di vita. E' l'unica certezza che la scienza possiede, in attesa di scoprire se sia possibile intervenire su altri fattori (per esempio, sui geni che influenzano il livello e la sensibilita’ periferica  ad alcuni ormoni). 
Una dieta corretta, povera di grassi animali,carboidrtati semplici e ricca di fibre aiuta l'organismo a mantenere sotto controllo quegli ormoni che hanno un effetto negativo sull'invecchiamento. In particolare, mangiare sano significa mantenere alta la sensibilità dell'organismo all'insulina: il livello dell'ormone insulina cresce progressivamente con l'avanzare dell'età come conseguenza del fatto che  le cellule tendono a diventare meno sensibili alla sua azione. E questo indebolisce l'organismo, favorendo processi di infiammazione interna, sottile e priva di sintomi, che però è origine di molte malattie legate all'invecchiamento. Nei centenari, per esempio, gli studiosi hanno rilevato una sensibilità all'ormone insulina ancora molto alta. 
Un'attività fisica praticata regolarmente aiuta a mantenere la massa magra del corpo, che si riduce sempre di più con il passare degli anni. L'accumulo di massa grassa, soprattutto a livello dell'addome, favorisce gli stati di infiammazione. L'attività fisica, adeguata all'età, deve proseguire anche in età avanzata: il movimento aiuta a mantenere in equilibrio i livelli ormonali dell'organismo.
Il controllo dello stress aiuta l'organismo a non produrre in eccesso i cosiddetti “ormoni dello stress”, che poi sono gli ormoni catabolici che abbiamo visto caratterizzare i processi di invecchiamento dell'organismo. Non a caso si dice che lo yoga e tutte le tecniche di meditazione fanno vivere più a lungo: perché aiutano a “gestire” lo stress e a scaricare le tensioni. 
La qualità del sonno ha un ruolo chiave per mantenersi in forma e vivere a lungo. Chi dorme poco e male è soggetto a squilibri del livello di ormoni e delle difese naturali dell'organismo. Ed è più a rischio di malattie tipiche dell'età avanzata come l'Alzheimer,il diabete,l’obesita’,l’infiammazione cronica, le malattie cardiovascolari ed il cancro. Quando si dorme, per esempio, c'è un naturale abbassamento del cortisolo, uno degli “ormoni dello stress” (catabolico): chi dorme poco e male non ha questo beneficio e il corpo alla lunga ne risente. Durante il sonno inoltre si produce melatonina ed ormone della crescita che favoriscono la fase anabolica e quindi la rigenerazione dei tessuti 
Una buona vita sessuale, anche in età avanzata, aiuta a vivere più a lungo. La sessualità, intesa non come mero esercizio fisico ma come momento di passione, piacere e trasporto emotivo è molto importante perchè favorisce il rilascio di importanti ormoni di benessere: per esempio il testosterone e  per le donne  estrogeni e progesterone, l'ossitocina che ha un'azione antistress, le endorfine... Come per lo sport, anche la vita sessuale deve mantenersi viva anche in età avanzata.
 
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La personalità e gli interessi 
La personalità è molto importante per la longevità di un individuo, perché da essa dipende la capacità di controllare le emozioni: e la capacità di non preoccuparsi troppo, di farsi scivolare addosso problemi e preoccupazioni significa, in concreto, ridurre lo stress e tutti i processi negativi legati a esso (compresa la produzione di ormoni associati all’invecchiamento dei tessuti). 
Si tratta di fattori che si possono imparare, ma che sono in parte innati. 
L'atteggiamento mentale è importante anche per evitare l'isolamento, mantenere forti rapporti sociali e mantenere vivi i propri interessi: tutti fattori che stimolano le emozioni e la curiosità, a loro volta sono legati alla produzione di un importante neurotrasmettitore ,la dopamina ,attivatore del rilascio del testosterone e dell’ormone della crescita.
 E' noto che  l'ambiente, influnza l’attivita’ dei nostri geni: questo vuol dire che 
l'atteggiamento psicologico e l'ambiente in cui viviamo cambiano  il modo in cui i geni si esprimono nel nostro corpo. Lo dimostrano i casi di gemelli mono-ovulari studiati nelle ricerche sulla longevità: sono state prese due persone con lo stesso Dna ma cresciute in ambienti diversi,lontano l'una dall'altra (quindi con diversi fattori di stress,diverso stile di vita, e diversi eventi nel corso della vita). E sono state messe a confronto a 50 anni: il gemello più fortunato, quello con una vita meno difficile e cresciuto in un ambiente più salubre, è risultato più “giovane” dell'altro.  La scienza che studia l’influenza dell’ambiente sull’ l’espressione dei geni e’ definata epigenetica.
 
 
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I nonni siberiani e la vodka
Un altro studio interessante sulla longevità è in corso sulla popolazione delle zone rurali in Siberia, nella zona degli Urali. Quest’area presenta molti centenari. Eppure – come nel caso degli anziani di Vilcabamba – alcune regole di vita non sono proprio corrette: in particolare, c’è un consumo di vodka davvero molto alto. 
Allora qual è il “segreto” per i centenari siberiani? Dalle ricerche in corso emerge che questi anziani vivono in un ambiente favorevole al buon invecchiamento, per un mix di fattori: 
- hanno un'alimentazione non industrializzata, quindi priva di conservanti; 
- bevono un'acqua ricca di iodio; 
- fanno un uso abbondante e quotidiano di una particolare marmellata di mirtilli, ricca di polifenoli, che preparano con aggiunta di vitamina C per la conservazione. Queste sostanze aiutano a combattere lo stress ossidativo che fa invecchiare le cellule e hanno un buon effetto sulla dopamina (un neurotrasmettitore che regola alcuni ormoni chiave e la cui mancanza innesca un processo a cascata di invecchiamento dei tessuti). 
L’equilibrio dei diversi ormoni di questi centenari risulta ottimale. 
 
 
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In Italia
L'Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo. E l'aspettativa di vita continua ad allungarsi.
Secondo i dati del Ministero della salute, tra il 1997 e il 2001 la durata media della vita è arrivata a 76,7 anni per gli uomini e a 82,9 anni per le donne.
Incoraggiante anche il dato più recente (2008) fornito dalla Banca Mondiale, che inserisce l'aspettativa di vita tra gli indicatori per lo sviluppo di un Paese: un neonato italiano ha una speranza di vita di 81,9 anni. Per gli uomini si è passati da 78 anni (2005) a 79 (2008); per le donne da 84 (2005) a 85 (2008).
Di fronte a una vita sempre più lunga, la grande sfida oggi è capire come invecchiare “con successo”, continuando a mantenersi sani e in forma: ridurre cioè il divario tra durata della vita e qualità della vita. Gli studi sulle popolazioni centenarie è uno degli strumenti. In Italia, le zone tenute sotto osservazione per l'alta percentuale di centenari sono: il Chianti, la Sardegna e il Lago di Garda. 
 
Con la consulenza del dottor Ascanio Polimeni, specialista in Broncopneumologia,Cronobiologia, e Neuroendocrinologia,condirettore di Regenera Research Group (www.regeneragroup.com) direttore dei Centri per la Cura della menupausa e dell’invecchiamento cellulare a Roma e Milano.