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il dott polimeni ascanio ed i 10 anni di successi nella direzione dei comitati scientifici dei piu' prestigiosi congressi di medicina antiaging del mondo.
il dott polimeni ascanio al 10 anno di presenza nella direzione del comitato scientifico del congresso internazionale di medicina antiaging di montecarlo,parigi,mosca e berlino. il dott polimeni e regenera r.g. ancora protagonisti a donne senza pausa evento per il grande pubblico dedicato alla salute della donna.ascoli piceno 23 maggio-2014-
dopo il grande successo delle precedenti edizioni, l’evento donne senza pausa si terrà ad ascoli piceno il 23 maggio. tra i prestigiosi speakers ci saranno il dott ascanio polimeni, il prof giovanni scapagnini, il dott gianluca pazzaglia ed il dott eugenio luigi iorio..
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Fitormoni-ormoni naturali:8 specilaisti vi spiegano cme funzionano [top salute aprile 97]

11/12/2004

Dicono i ginecologi che, rispetto alla terapia ormonale sostitutiva per la menopausa, le donne si dividono nettamente in due categorie. Ci sono quelle che abbracciano all'istante l'idea di ricorrere agli ormoni per mantenersi giovani, e quelle che, con la stessa determinazione, rifiutano ogni intervento artificiale per contrastare ciò che madre natura ha previsto. Le prime sono uno sparuto gruppo, solo il quattro per cento della totalità delle signore in fase di climaterio, che in Italia è calcolata intorno ai 10 milioni. Sul numero delle seconde, invece, non vi sono dati precisi. Ma certo è che, fra le due categorie, esiste un vasto e ondeggiante esercito di donne che ancora non sa cosa fare della propria età di mezzo. E che, per il momento, dispone solo di un'informazione a senso unico che può riassumersi in questa raccomandazione: prendi gli ormoni che ti fanno tanto bene. Ma è proprio vero? E, volendo «curare» lo menopausa, si deve per forza ricorrere agli ormoni di sintesi oppure esistono alternative più naturali? Alla prima domanda risponde, nel riquadro sopra, il professor Livio Meciani, docente di patologia medica all'università di Milano, mentre alla seconda è dedicato il nostro articolo che prende in considerazione, attraverso la voce di autorevoli specialisti, le principali e meno conosciute vie senza chimica a una menopausa migliore: dagli ormoni nativi a quelli omeopatizzati, ai promettenti derivati delle piante. Gli ormoni nativi Negli Stati Uniti vanno fortissimo. Sono gli ormoni naturali o «nativi», come preferiscono chiamarli gli addetti ai lavori per differenziarli da altri tipi di ormoni naturali presenti sul mercato farmaceutico (per esempio quelli ottenuti da urina di cavalla gravida altrimenti detti estrogeni equini coniugati) ma che risultano comunque estranei all'organismo. Di che si tratta? «Di diversi tipi di ormoni estratti da fonti naturali; la principale caratteristica è di essere identici a quelli prodotti dal corpo», dice il dottor Ascanio Polimeni, psiconeuroendocrinoimmunologo DIRETTORE DEI CENTRI PER LA CURA DELLA MENOPAUSA di ROMA e di MILANO «Al contrario, gli ormoni che si assumono comunemente con le specialità farmaceutiche sono creati in laboratorio e non esistono in natura (fatta eccezione del betaestradiolo, che vedremo più avanti). Questo comporta problemi di tollerabilità non indifferenti». PROGESTERONE. Ma da dove vengono questi ormoni e quali sono i loro vantaggi rispetto alla terapia sostitutive? Partiamo dal più studiato: il progesterone. È questo l'ormone che entra in gioco normalmente nella seconda metà del ciclo, preparando la mucosa all'eventuale annidamento dell'ovulo. «Nello classica terapia sostitutiva lo si usa in abbinamento agli estrogeni per proteggere l'utero dal rischio di cancro, ma poiché si impiega la forma sintetica, cioè il progestinico, questo comporta fastidiosi effetti collaterali, quali aumento della pressione sanguigna, ritenzione idrica, sbalzi dell'umore», spiega Polimeni. «Al contrario il progesterone nativo non ha questi effetti, anzi si è visto che abbassa colesterolo e glicemia, non influisce sulla ritenzione idrica e addirittura protegge lo scheletro meglio ancora degli estrogeni, provvedendo alla ricostruzione della trama ossea». Il progesterone nativo è conosciuto e utilizzato nei paesi anglosassoni fino dagli anni Trenta, e gli studi finora condotti lo giudicano sicuro. Oggi lo si estrae dai fitosteroli della soia, mentre in passato veniva ricavato dalla Discorrea villosa o Wild Yam, un tipo di patata dolce. • Il progesterone nativo si trova in commercio sotto forma di preparazione magistrale (ovvero preparata dal farmacista) da utilizzare sia per bocca sia per via transcutanea, come gel o crema. «E quest'ultima la forma migliore», sottolinea il dottor Polimeni, «perché viene assorbita molto bene senza bisogno di passare dal fegato, il che comporta sempre l'affaticamento di questo organo. Crema o gel vanno spalmati su ventre, avambraccio o altre porti del corpo. Si possono usare, a seconda dei casi, dal 15° al 27° giorno del ciclo oppure per 25 giorni di seguito quando le mestruazioni sano assenti, e solitamente non da' effetti collaterali». ESTROGENI. L'altra classe di ormoni sessuali che si possono impiegare nella terapia naturale sostitutiva è quella degli estrogeni. Il nostro corpo li fabbrica per orchestrare la prima metà del ciclo e sviluppare la mucosa uterina. Gli estrogeni di sintesi (per esempio l'etinilestradiolo usato anche nella pillola anticoncezionale) seppur utili per il loro effetto positivo sul cuore e le ossa, comportano un pericolo ben conosciuto, quello cioè di favorire la proliferazione cellulare e di esporre così al rischio di tumori al seno. «Non tutte le molecole di estrogeni tuttavia hanno questi effetti», dice il dottor Polimeni. «Per esempio delle tre principali estrone, estriolo e betaestradiolo queste ultime due hanno un ruolo protettivo e si possono usare sotto forma di gel derivato da fonti naturali come la soia. Ma esistono anche piante come la salvia o l'angelica ,il trifoglio,che contengono estrogeni molto simili a quelli prodotti dall'organismo e che si possono usare in tintura madre o estratto secco». FITORMONI. Diversi ginecologi ormai ricorrono agli ormoni delle piante i cosiddetti fitoestrogeni quando la classica terapia sostitutiva non è ben tollerata o in altri casi. «Ma bisogna pensare che in fitoterapia non usiamo queste piante semplicemente per fornire gli ormoni mancanti, se non in situazioni particolari come certe forme di amenorrea prolungata», precisa la dottoressa Angela Maio, ginecologa esperta in fitoterapia. «Questo per due motivi. Anzitutto, le tinture madri non hanno un contenuto standardizzate, di ormoni, e non potremmo dosarle accuratamente. In secondo luogo non fa parte del nostro modo di pensare sostituire una molecola sintetica con una naturale. La logica della medicina dolce, infatti, è quella di dare un input energetico all'organismo e di usare le piante per le loro diverse proprietà, e non solo per l'apporto puro e semplice di ormoni. EFFETTI SICURI. Progesterone ed estrogeni nativi, comunque sia, sono i pilastri della terapia sostitutiva in veste naturale. Ma non bastano, secondo gli specialisti che operano su questo fronte, per garantire il benessere alla donna in menopausa. «L'importante è ricostruire un gioco di squadra», sottolinea Polimeni, «e lo facciamo integrando altre sostanze a seconda dei casi. Per esempio, ormoni come la melatonina o il DHEA, il coenzima Q o la vitamina E». Con questo cocktail di prodotti, calibrato su misura, il Centro della Menopausa dell'università di Bologna si è fatto promotore di una sperimentazione, guidata da Ascanio Polimeni con il dottor Maurizio Mauloni. Per sei mesi trenta donne in menopausa hanno provato la cura, e i primi risultati sono decisamente incoraggianti. Meno vampate, sonno migliore, niente aumento di peso. Una delle leggende metropolitane che circolano sulla menopausa dice che, una volta superato il giro di boa delle ultime mestruazioni, la produzione di ormoni cessa di colpo, le ovale «muoiono», gli organi si atrofizzano e tuffo fertilità, vitalità, voglia di far l'amore cola più o meno a picco nel giro di una manciata di anni. Prospettiva incoraggiante, non c'è che dire. Ma, per fortuna, non è così. In realtà il corpo femminile continua a produrre uno piccola quantità di ormoni in particolare estrogeni fino a età molto avanzata e le funzioni sessuali si spengono lentamente, come del resto avviene per tuffi i fenomeni vitali. Su questo presupposto si basa la terapia omeopatica che non è «sostitutiva» in senso stretto, ma piuttosto stimolante delle funzioni corrispondenti. IN QUESTO CASO NON SI SOSTITUISCE Eccoci dunque a parlare di ormoni molto particolari, quelli utilizzati nell'ambito dell'omeopatia. Se infatti finora gli ormoni descritti, per quanto naturali o nativi, sono sempre somministrati a dosi ponderali di microgrammi, qui interviene la diluizione omeopatica, per cui nel preparato finale si trovano soltanto poche molecole della sostanza attiva. Quali gli effetti? «I risultati migliori si ottengono nel climaterio», afferma il dottor Giancarlo Balzano, ginecologo omeopata di Roma, «cioé quel periodo, che può durare anche molti anni, alla preparazione della menopausa vera e propria. Finché l'ovaio può lavorare noi lo stimoliamo con dei rimedi omeopatici, per esempio Folliculum o Progesterone alla 5 CH. Quando la menopausa è ormai in atto non ci preoccupiamo di prolungare artificialmente le mestruazioni ma di usare rimedi ad hoc per prevenire gli eventuali disturbi. In questa fase si può anche ricorrere alla Sat terapia, che offre specifici preparati omeopatizzati efficaci soprattutto in caso di problemi a carico dei tessuti, come la secchezza vaginale». • Ma come agiscono effettivamente i rimedi omeopatici? «Sostanzialmente migliorano la funzionalità degli organi», dice la dottoressa Maria Corgna, endocrinologa e omeopata, che da tempo usa con successo i preparati dell'omotossicologia, una evoluzione relativamente recente dell'omeopatia. «C'è una legge importante, scoperta a cavallo del secolo scorso dai due ricercatori Rudolf Arndt e Hugo Schulz; questa spiega come stimoli deboli siano in grado di favorire le funzioni, mentre stimoli forti le blocchino. In altri termini, se noi inondiamo il corpo di ormoni somministrandoli "a peso", i recettori cioè quelle specie di serrature poste sulle cellule sulle quali vanno a inserirsi gli ormoni chiave si saturano in fretta e nel tempo la loro efficienza diminuisce. Finché l'organo in questione viene letteralmente messo a riposo. Al contrario, con l'omeopatia offriamo quel tanto di molecole necessarie per attivare le funzioni e, lavorando per così dire di cesello, arriviamo a regolare tuffo l'assetto neuro endocrino». ANCHE TERAPIE COMBINATE • Prodotti in una diluizione diecimila volte inferiore alla quantità normalmente in circolo in un millilitro di sangue, gli ormoni omeopatici, nel corso di una terapia, vengono sistematicamente associati a organoterapici, cioè estratti d'organo anch'essi omeopatizzati. «Il ruolo dell'organoterapico, che raccoglie molti più principi del singolo ormone, è quello di sbloccare la funzionalità dell'organo», precisa la dottoressa Corgna. «Per esempio, nella fase premestruale una terapia combinata con Ovarium, estrogeni e progesterone in diluizioni decimali può prolungare i cicli fisiologici. Più avanti, a menopausa conclamata, si toglierà il progesterone, dato che non c'è più emorragia, e si aggiungeranno per esempio altri ormoni come la melatonina o il paratormone per la regolazione del calcio. In conclusione, bisogna ricordare che il benessere è il risultato di un equilibrio di valenze, e non del fatto di esaltare una funzione o sopprimerne un'altra». La filosofia del naturale, insomma, impone di rispettare l'organismo e i suoi delicati equilibri. E il rispetto paga: le terapie danno buoni risultati senza effetti collaterali dannosi.